Warcraft – L’inizio

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#SPOILER FREE

È stato stroncato dall’80% della critica, dai fan e dai non fan della Blizzard, considerato nel migliori dei casi come la versione goffa e pacchiana del Signore Degli Anelli di Jackson, Warcraft – L’inizio essenzialmente è stato un flop sotto qualsiasi punto di vista, e se mai se ne farà un secondo capitolo di questa potenziale saga fantasy lo si dovrà al mercato cinese, che già tre anni fa salvò il franchise di Pacific Rim.

Vorrei intanto soffermarmi con voi, miei cari Invasori, su qualche punto specifico prima della recensione vera e propria:

1. La Cina

Non è che in Cina il pubblico sia composto da idioti, oppure non abbiano una cultura cinematografica (bastano i nomi di Xie Jin, Shen Xiling e Zhang Nuanxin per zittire ogni maldicenza), per cui il sillogismo: “In Cina di cinema non ci capiscono un cazzo – il film piace ai cinesi – il film è una merda”, non è valido. Mai.

2. Il Signore Degli Anelli

La trilogia di Jackson prende solo i cardini della trilogia letteraria, e li immerge in un mare di battute fuori luogo (gli odiosi scambi tra Legolas e Gimli, laddove nel romanzo celano tensioni razziali e sociali nel film sono solo due cazzoni ipertrofici) dimenticandosi quasi del tutto della tematica del viaggio spirituale per concentrarsi sull’epica e il dramma, MA senza nulla togliere alla validità dell’opera nel suo complesso (per carità, sennò mi ammazzate), almeno Duncan Jones in questo Warcraft è stato molto più filologico nel riproporre il carattere spietatamente parodistico della saga videoludica di riferimento.

3. La critica cinematografia

Vabbè, c’è gente che ha scritto che è un misto tra Terry Brooks e Game of Thrones e dice pure di averlo visto, la verità è che tutta la critica partiva mooolto prevenuta sul film è ha confermato le proprie convinzioni anche di fronte ad un film che di Brooks e George R.R.Martin non c’ha niente, ma proprio niente.

RECENSIONE

E infatti questo Warcraft – L’inizio tende a parodiare ed esasperare tutti i cliché del genere, proponendo una trama banale (che poi riprende quella del mitico Warcraft – Orcs & Humans, primo e glorioso capitolo di una saga che fu definitivamente rovinata nel 2004 dalla sua trasposizione da RTS in tempo reale a MMORPG acchiappabischeri) ma con una interessante dinamica tra personaggi, politica e contemporaneità.

Cominciamo dai difetti, che sono piuttosto gravi.

In un fantasy che si rispetti l’ambiente o per meglio dire il mondo che circonda la vicenda è importante quanto la vicenda stessa. I “dove, come e quando” in una saga di fantasia sono elementi imprescindibili perché lo spettatore possa comprendere al meglio tutte le conseguenze e le cause delle azioni viste sul grande schermo. Ora, io capisco che Warcraft sia un videogioco stra-famoso, ma è altamente improbabile che anche solo il 50% delle persone in sala in tutto il mondo sappiano di che cazzo si stia parlando. Per cui accennare e basta luoghi, politica, rapporti di forza e contesto sociale crea solo della fastidiosa confusione.

Sebbene sia piuttosto palese che questa è anche una presa di posizione da parte del regista inglese di voler improntare il film in chiave fortemente dialogata, e che tramite i dialoghi e i caratteri dei personaggi possiamo ricostruirci il mondo circostante, tanto che a tratti sembra quasi più il Dragon Age della Bioware che un qualsiasi titolo Blizzard, bisogna altresì ricordarci che il cinema è mostrare e non spiegare, e sebbene questo Duncan Jones abbia già dimostrato di saperlo abbondantemente stavolta va troppo di fretta e si perde qualcosa per strada.

I 40 minuti tagliati si sentono purtroppo, e fanno male. Tutti gli approfondimenti necessari per farci appassionare ai protagonisti di questo primo capitolo vengono mutilati a favore della scorrevolezza, il che è davvero un peccato, perché è la dialettica il punto forte del film.

Detto questo il film il 6 in pagella se lo merita senza indugi, e ciò per svariati motivi.

Uno dei più importanti a mio avviso sono le scene di battaglia, finalmente girate bene come non si vedeva da troppo tempo in un fantasy (ho ancora gli incubi per quelle di Dracula Untold), che poi dire girate bene è un insulto, sono girate alla perfezione. Il montaggio, gli stacchi, i raccordi, ‘na roba sopraffina quella del figlio del Duca Bianco, vero cibo per gli occhi, forse troppo per i tecnici più che per il fruitore occasionale secondo taluni, ma sarebbe un cercare il pelo nell’uovo smuovere questo tipo di critiche ad un film scazzottone e calcinculo come questo.

Bene, benissimo il comparto grafico, ignorantemente insultato da troppi commentatori della domenica, tra cui quelli che comparano la computer grafica del film a quella delle cinematics del gioco, le quali oltre ad avere una regia al massimo scolastica (però secondo alcuni son girate da Kubrick, perciò…) hanno un minutaggio giusto un po’ più leggero di quello di un blockbuster. Ma giusto un pelo eh.

Il film si salva miei cari Invasori, una pellicola adeguata ad una serata rutti e scoregge, con il classico filo conduttore alla contemporaneità degno dei migliori fantasy che vi invito ad interpretare, con la giusta leggerezza e qualche nachos in bocca.

E sebbene tutti i problemi sopra elencati vi ricordo che anche quell’Hellboy del 2004 di Del Toro nella sua prima cinematografica traballava non poco, ma poi il tiro fu corretto eccome con quel capolavoro di The Golden Army. Chissà che la storia non si ripeta…

6/10

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